In Gospel a Pietralata – Roma, Chiesa San Vincenzo Pallotti (Pietralata), 05/06/2016

Gospel a Pietralata, gospel a Pietralata, gospel a Pietralata….continuano a ronzarmi in testa queste parole che a me, vecchia ragazza degli anni ’70, suonano come uno strano connubio. Perché strano? Perché Pietralata, come prima cosa, fa pensare a un maestro di frontiera (il maestro dell’omonimo film), e ai racconti di Pasolini…e a cosa altro? Cerco su google (dove, sennò ?) per trovare parole che rievochino più ricordi, che siano memoria. Trovo storia, una storia antica fatta di tenute romane e famiglie nobiliari. Trovo conferme: si, il quartiere è stato costruito per dare casa agli sfrattati degli sventramenti del ventennio. Si, ne ha parlato, e tanto, Pasolini. C’è stato un eccidio nazista, e la resistenza. Per l’autore di Wikipedia, la cultura girava intorno alle sezioni del PCI, e alla Chiesa. Era il quartiere dell’Onorevole Angelina…e questo (infine!) fa sorgere in me memorie più vicine, di anni vissuti: gli anni delle occupazioni delle case, dei baraccati. A questo pensa la mia mente, a questo popolo; queste persone, o i loro figli, o i loro nipoti, spero di incontrare, mentre esco di casa per raggiungere Pietralata. Il viaggio mi catapulta nella contemporaneità, con tutti i suoi cambiamenti e tutte le contraddizioni. Alla fermata su Via Nomentana mi fermo a guardare i vestiti in vendita sulla bancarella, presidiata da un cortesissimo ragazzo…del Bangladesh? Pakistano? Magrebbino? Chissà…. La strada che percorre il 215, Via di Pietralata, è una strada sospesa tra passato e presente, stretta, tortuosa, verdeggiante….uno di quei residui di strade dell’agro romano che mai penseresti di ritrovare tra il traffico di Via Nomentana e quello di Via Tiburtina….e mentre osservo, distratta, il susseguirsi di capannoni industriali, case di cura, officine, ristoranti all’aperto “tutto alla brace”, più moderne hamburgherie, avveniristici centri fitness, intravedo addirittura una casa cantoniera denominata “dell’agro romano”. Sogno o realtà? E’ una strada ferita, accoltellata più e più volte, che preannuncia un quartiere che a me sembra senza una forma, un connotato, una fisionomia precisa. Non vedo più le vecchie case popolari (che fine avranno fatto?), ma costruzioni più recenti, e poi quelle nuovissime, di pregio, vicino alla metro B. Che Pietralata è? La vera Pietralata, qual è? Ma, già, la tenuta era vasta, anche le strade hanno tanti nomi diversi: Via di Pietralata, Via delle Cave di Pietralata, Via dei Monti di Pietralata….in nomen omen? Ecco la Chiesa dove canteremo. Il parroco (manco a dirlo) scoprirò essere polacco. Tra i fedeli, diversi sud-americani. Fuori, all’uscita, una famiglia Rom. Cosa sanno, del quartiere che li ospita? Di questa Roma di periferia, cresciuta così in fretta e disordinatamente….Il più piccolo tra il pubblico, un bel bambino sudamericano, corre felice ad acchiappare la palla che gli sfugge, incurante, pare, della pioggia di note che gli cade addosso…è lui, il futuro di Pietralata? Guardo le facce, sorridenti, felici, entusiaste, del pubblico. Irresistibile, la voglia di chiedergli “chi siete? Forse gli alunni di quel maestro? O i nipoti degli sfrattati? E vi ricordate? Vi ricordate……”? Ma non c’è tempo, non c’è spazio. Ora è presente l’allegria, ora è il momento di questa musica venuta da lontano, che ha viaggiato nel tempo e nello spazio anch’essa, per ricreare, ovunque, con chiunque, il rito antico che, per un momento breve, accomuna e trasporta nell’altrove. Siamo anche noi messaggeri inconsapevoli del perpetuo mutare delle forme..e anche noi lasceremo una traccia qui….a Pietralata.

PRISCILLA